Ogni mattina, centinaia di ristoranti e bar sistemano i tavolini all’aperto. Centinaia di insegne pubblicitarie illuminano le facciate e i marciapiedi. I venditori ambulanti allestiscono le loro bancarelle nelle piazze e nelle strade. E quasi nessuno sa con certezza in base a quali norme giuridiche lo facciano.
Non si tratta di negligenza. È una conseguenza della legge. Il quadro normativo precedente, adottato nel dicembre 2015, era ormai superato rispetto alla realtà economica e non copriva intere categorie di attività. I comuni avevano colmato questa lacuna con regolamenti propri, spesso diversi tra loro e non sempre coerenti. Il risultato era l’incertezza: le imprese non sapevano con certezza cosa fosse consentito dalle norme e le autorità non disponevano di criteri chiari per l’applicazione delle stesse.
Decisione n. 224, del 1° aprile 2026, del Consiglio dei Ministri colma questa lacuna. Esso stabilisce norme, condizioni e procedure unificate per l’intero territorio nazionale. Non si tratta semplicemente di un atto amministrativo. È il nuovo quadro giuridico su cui si fonderanno, negli anni a venire, tutti i rapporti tra le imprese e la sfera pubblica.
A cosa serve esattamente, su quali attività ha un impatto, quanto costa e quali cambiamenti comporta nella pratica: sono queste le domande a cui rispondiamo in questo articolo.
Cosa viene sostituito e perché è stata necessaria questa decisione?
Il quadro di riferimento precedente e i suoi limiti
La decisione annulla Decisione n. 1096, del 28 dicembre 2015, che è stata la prima e unica legge nazionale in materia di gestione degli spazi pubblici. Per oltre un decennio ha costituito l’unico quadro di riferimento, ma con il passare degli anni ha cominciato a mostrare i propri limiti.
La decisione del 2015 aveva trattato gli aspetti fondamentali, il concetto di spazio pubblico, i principi di gestione e alcune norme generali. Tuttavia, non forniva procedure dettagliate per categoria di attività, non affrontava la questione delle moderne strutture pubblicitarie quali i pannelli a LED o i City Light e non stabiliva alcun collegamento con i registri elettronici nazionali. I comuni, operando all’interno di questo quadro incompleto, avevano redatto i propri regolamenti locali, talvolta incompatibili tra loro.
Cosa comporta la nuova decisione?
La nuova decisione È proprio qui che entra in gioco. Non sostituisce le normative locali, ma stabilisce gli standard minimi nazionali su cui ogni comune deve basarsi. È il quadro giuridico entro il quale, d’ora in poi, opererà qualsiasi nuova normativa locale.
La decisione è stata adottata in conformità e ai sensi delle disposizioni della legge n. 107/2014 “In materia di pianificazione e sviluppo del territorio”, come modificato da Legge n. 41/2024. L'articolo 4, paragrafo 1, di tale legge aveva imposto al Consiglio dei Ministri l'obbligo di disciplinare, mediante decreto, le condizioni e le procedure relative all'uso degli spazi pubblici.
Il contesto è importante anche per un altro motivo. L’Albania è nel pieno del processo di integrazione europea e, al contempo, sta attraversando una fase di approfondimento delle riforme di decentramento. La standardizzazione degli spazi pubblici rientra in questo programma: trasparenza, procedure digitali e controllo verificabile. Anche la decisione del 2026 rappresenta un passo in questa direzione.
Chi tocca e chi somministra
Ambito di applicazione
Prima di passare alle procedure e ai costi, è necessario comprendere chiaramente quale sia l’ambito di applicazione della decisione. Non tutti gli spazi aperti sono “spazi pubblici” ai sensi della presente legge.
La decisione si applica agli spazi di proprietà pubblica gestiti dagli enti locali, nonché agli spazi di proprietà delle istituzioni pubbliche centrali. Si applica inoltre agli spazi di proprietà privata accessibili al pubblico, qualora siano mantenuti o gestiti con fondi pubblici. Marciapiedi, piazze, parchi, spiagge e strade ne sono esempi tipici.
Competenza amministrativa
L'autorità amministrativa principale è il sindaco, che rilascia le licenze con validità fino a un anno. Le licenze con durata superiore a un anno, ma non superiore a cinque anni, sono approvate dal Consiglio comunale. Questa ripartizione delle competenze non è casuale: la licenza a breve termine copre le esigenze stagionali e annuali dell’attività commerciale, mentre quella a lungo termine richiede il coinvolgimento istituzionale di un organo collegiale.
Le infrazioni amministrative sono trattate ai sensi della legge n. 107/2014 “In materia di pianificazione e sviluppo del territorio” e la legge N. 10 279/2010 “In materia di illeciti amministrativi”“La polizia municipale e gli organismi di controllo hanno l'autorità di far rispettare tali misure.
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Invia notifiche gratuitamenteProcedura di autorizzazione: passo dopo passo
Qualsiasi utilizzo dello spazio pubblico a fini economici richiede un'autorizzazione rilasciata dal Comune. Le richieste vanno presentate tramite il portale e-Albania.
Documentazione richiesta
La documentazione di base comprende il modulo di richiesta, la planimetria che illustra lo stato attuale e quello previsto, la planimetria firmata da un progettista abilitato, le fotografie dello stato attuale, le rappresentazioni grafiche del progetto, l’atto di proprietà o il contratto di locazione, Il codice NIPT dell’ente e il certificato di regolarità fiscale.
Fasi e scadenze
La procedura si svolge in due fasi. Entro sette giorni di calendario dalla presentazione della domanda, il Comune esamina la documentazione e segnala eventuali carenze. Una volta presentato il fascicolo completo, la decisione definitiva viene presa entro quindici giorni di calendario. Una volta approvata la licenza, il Comune rilascia il documento ufficiale con cui il richiedente provvede al pagamento della tassa.
Condizioni della licenza
La licenza è personale e non trasferibile. Non può essere ceduta a un altro soggetto, anche se quest’ultimo è di proprietà del titolare della licenza. Deve essere esposta in un luogo ben visibile al pubblico, insieme alla planimetria approvata. Il mancato ottenimento della licenza o la violazione delle sue condizioni comporta conseguenze documentate: una sanzione pecuniaria, la sospensione dell’attività e il divieto di presentare una nuova domanda per un periodo massimo di due anni.
La licenza ha una validità massima di un anno per le licenze standard e può essere stagionale, ma per un periodo non inferiore a tre mesi. Il rinnovo non è automatico e deve essere richiesto almeno tre mesi prima della scadenza della licenza in corso, previa verifica del rispetto delle condizioni precedenti e dell’adempimento di tutti gli obblighi.
Quanto costa: la tassa di occupazione e il collegamento con altre imposte locali
Come viene calcolata la commissione?
La tassa per l'occupazione dello spazio pubblico è un'imposta comunale prevista da Legge n. 9632 del 30 ottobre 2006 “sul sistema fiscale locale”, e successive modifiche. Questa legge definisce il quadro normativo nazionale, ma l’importo specifico viene stabilito da ciascun Consiglio comunale con una delibera annuale a sé stante. Ciò significa che la tariffa varia da comune a comune e, all’interno di ciascun comune, da zona a zona.
I parametri su cui viene calcolata la tassa sono tre. Il primo è la superficie occupata, espressa in metri quadrati. Il secondo è la zona urbana, poiché i centri commerciali pagano tasse più elevate rispetto alle aree periferiche. Il terzo è la natura e la durata dell’attività. Le imprese con un contratto di durata superiore a un anno stabiliscono la tariffa per contratto.
Per legge, i proventi delle tariffe sono destinati esclusivamente alla manutenzione, al risanamento e al miglioramento degli spazi pubblici. Il Comune è tenuto a pubblicare una relazione annuale relativa alla loro destinazione.
Collegamento ad altre imposte locali
La tassa sull’occupazione dello spazio pubblico e la tassa sulle insegne pubblicitarie sono due obblighi distinti ma complementari. La tassa sulle insegne esisteva già prima di questa decisione e rimane un obbligo autonomo calcolato in base alla superficie e al tipo di insegna. Un'azienda che colloca una struttura pubblicitaria fisica nello spazio pubblico è soggetta a entrambi gli obblighi contemporaneamente. Anche un'azienda che espone un'insegna sulla facciata del proprio edificio privato, ma la cui facciata confina con lo spazio pubblico, è soggetta all'obbligo di autorizzazione ai sensi della nuova decisione.
Garanzia finanziaria
Oltre al canone, per alcune categorie di attività è obbligatorio fornire una garanzia finanziaria prima di ottenere la licenza. Tale garanzia viene escussa qualora il gestore non ripristini i locali allo stato originario o provochi danni nel corso dello svolgimento dell’attività. L'importo e le condizioni sono stabiliti dal Comune caso per caso, in base alla natura e all'ambito dell'attività.
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Attività gastronomica: tavoli all’aperto e norme tecniche
I ristoranti o i bar con tavolini all’aperto rappresentano forse la categoria che comprende il maggior numero di attività commerciali esistenti. Ed è proprio per questo motivo che la decisione la disciplina con norme tecniche dettagliate.
Cosa è consentito e cosa è vietato
Sono ammessi tavoli, sedie, lavagne con il menu, tende da sole portatili e, se conformi alle norme vigenti, piccole attrezzature ludiche per bambini. Non sono ammesse strutture rigide o fisse, barriere perimetrali, fioriere, piattaforme o tappetini posizionati sulla superficie del marciapiede. Frigoriferi, tubi di aspirazione e qualsiasi attrezzatura tecnica devono essere integrati nella struttura.
Confini spaziali
È consentito utilizzare fino al trenta per cento della larghezza del marciapiede. Tuttavia, questa restrizione è soggetta anche a una condizione indipendente: indipendentemente dal calcolo, devono sempre rimanere almeno duecento centimetri di spazio libero per consentire il passaggio dei pedoni. Se il marciapiede è stretto, questa seconda condizione è determinante. Nelle piazze, l’attività non può superare il trenta per cento della profondità e non deve estendersi per più di dieci metri in lunghezza.
Obblighi di manutenzione e restituzione
Il titolare della licenza è inoltre tenuto a provvedere alla manutenzione attiva, compresa la pulizia quotidiana e la cura dell’area entro cinque metri dal confine della zona autorizzata. Eventuali danni causati allo spazio pubblico saranno addebitati al titolare della licenza. In caso di scadenza o revoca della licenza, l’area dovrà essere riportata alle condizioni originarie entro cinque giorni di calendario. La Polizia Municipale potrà intervenire immediatamente, senza attendere la scadenza di tale termine, qualora l’attività ostacoli la circolazione o costituisca un rischio per la sicurezza pubblica.
L'obbligo di rendere più ecologico
Un nuovo obbligo specifico per il settore della ristorazione: ogni operatore che disponga di tavoli e posti a sedere in area pubblica deve firmare una dichiarazione autenticata in cui si impegna a piantare un albero per ogni tavolo, secondo le condizioni stabilite dal Comune. Si tratta di un requisito obbligatorio previsto dalla documentazione di richiesta.
Mercati di strada e vendita da asporto
Dopo il settore gastronomico, la seconda categoria interessata in modo significativo è quella del commercio ambulante e dei mercati. Anche in questo caso, la decisione introduce una normativa completamente nuova.
Superficie, attrezzature e dimensioni
Qualsiasi attività di vendita ambulante richiede una licenza individuale. La licenza è personale e non trasferibile, nemmeno all’interno della stessa categoria. Il Comune stabilisce in anticipo le aree in cui è consentita la vendita ambulante e il quadro organizzativo, specificando chi può esercitare tale attività, le dimensioni delle bancarelle e le norme applicabili.
La superficie massima consentita per ciascun commerciante è di sei metri quadrati all’interno dei mercati organizzati e di quattro metri quadrati per il commercio ambulante al di fuori dei mercati. Le attrezzature consentite comprendono bancarelle smontabili, carrelli portatili, biciclette da commercio e tende senza fissaggi permanenti. L’altezza degli espositori non deve superare i novanta centimetri, mentre quella dei tendoni può arrivare fino a duecentoventi centimetri.
Distanze minime obbligatorie
Le distanze minime sono di due metri dagli ingressi degli edifici residenziali e istituzionali, cinque metri dai reparti di pronto soccorso e dalle uscite di sicurezza degli ospedali, tre metri da qualsiasi incrocio stradale e dieci metri dai monumenti culturali. Il commercio ambulante in prossimità di scuole e ospedali richiede l’autorizzazione dell’istituzione competente.
Obblighi aggiuntivi per i prodotti alimentari
I commercianti di prodotti alimentari hanno ulteriori obblighi: un certificato di igiene e sanità e un libretto sanitario per ciascun dipendente. Le attrezzature e gli espositori non devono essere lasciati sul posto al di fuori degli orari autorizzati.
Fiere: nuova norma con un termine preciso
Le fiere condividono con i mercatini di strada il carattere temporaneo, ma sono regolamentate in modo diverso e con particolare attenzione alla sicurezza pubblica.
Scadenze e documentazione
La durata massima consentita per qualsiasi fiera è di trenta giorni di calendario. La domanda deve essere presentata almeno quarantacinque giorni prima della data di inizio prevista. Tale termine non è una mera formalità; l’autorizzazione alla fiera richiede una valutazione tecnica e, in caso di concorrenza tra i richiedenti, una procedura di valutazione a punti.
La documentazione richiesta è completa e comprende: Pianta dettagliata con l'ubicazione degli stand e dei corridoi, planimetria, rendering tridimensionali, progetto tecnico firmato da un progettista abilitato, elenco degli espositori, piano di sicurezza e di evacuazione, piano di gestione dei rifiuti e, per le fiere alimentari, certificato di igiene e sanitarie.
Il processo di valutazione in caso di concorrenza
Se due o più organizzatori presentano domanda per la stessa sede e lo stesso periodo, il Comune istituisce una commissione di valutazione che decide sulla base di criteri prestabiliti. Vengono valutati la sicurezza pubblica, l’estetica e l’impatto culturale e sociale. La decisione viene formalizzata in un verbale.
Durante la fiera, la larghezza minima del corridoio libero è di trecento centimetri. L’organizzatore deve essere in possesso di un’assicurazione obbligatoria di responsabilità civile. Dopo la chiusura, la pulizia di base deve essere effettuata entro un’ora e la pulizia completa entro quattro ore, ma non oltre le sei del mattino del giorno successivo.
Tariffa in base al tipo di fiera
La tariffa varia a seconda della tipologia della fiera. Le fiere commerciali pagano la tariffa intera; le fiere culturali, artigianali e sociali beneficiano di una tariffa ridotta, come stabilito dal Consiglio comunale; le fiere organizzate direttamente dal Comune e dalle istituzioni pubbliche sono esenti dal pagamento della tariffa.
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Invia notifiche gratuitamenteStrutture pubblicitarie: insegne luminose, LED e insegne su facciata
La pubblicità è forse la categoria soggetta alla normativa tecnica più dettagliata dell'intera ordinanza. Le strutture pubblicitarie incidono direttamente sulla sicurezza stradale, sull'estetica urbana e sulla percezione visiva della città, pertanto il loro trattamento differisce da quello delle altre categorie.
Strutture City Light e pannelli a LED
Le strutture City Light hanno le seguenti dimensioni: una larghezza massima di 120 centimetri e un’altezza massima di 220 centimetri. I pannelli a LED possono avere una superficie massima di sei metri quadrati. L’illuminazione massima consentita è di 300 candele per metro quadrato di notte e di 5.000 candele per metro quadrato durante il giorno. I cambiamenti di immagine non devono avvenire con una frequenza superiore a una volta ogni otto-dieci secondi.
Le distanze minime sono di duecento centimetri dal marciapiede, venti metri da qualsiasi incrocio stradale, cinque metri dagli ingressi degli edifici pubblici e delle stazioni di trasporto, e cinquecento metri tra due strutture dello stesso tipo. L’installazione è consentita esclusivamente nei luoghi preventivamente designati dal Comune nella planimetria. Non è consentita in prossimità di monumenti culturali, aree protette o incroci privi di semafori.
Insegne sulle facciate degli edifici
Ai fini della presente delibera, la facciata dell’edificio che confina con il marciapiede o con la piazza è considerata parte dello spazio pubblico. Ciò significa che anche un’insegna appesa alla parete della propria proprietà privata richiede l’autorizzazione del Comune se tale facciata confina con lo spazio pubblico.
La superficie dell'insegna non può superare il trenta per cento della superficie della facciata e non deve superare i dieci metri quadrati. L'insegna non deve sporgere di oltre trenta centimetri dalla facciata e deve essere posizionata ad un'altezza minima di duecentocinquanta centimetri dal livello del marciapiede. Se l'edificio ha più proprietari, è richiesta l'approvazione dell'amministratore ai sensi della Legge n. 55/2025 “Sulla gestione della comproprietà negli edifici”.
L'illuminazione delle insegne deve spegnersi automaticamente durante le ore in cui è vietata dal Comune. La loro installazione su elementi architettonici di valore storico richiede la previa autorizzazione delle autorità preposte alla tutela del patrimonio culturale. Le sanzioni per le strutture pubblicitarie installate senza autorizzazione comportano il sequestro delle stesse e il divieto di presentare una nuova domanda per un periodo massimo di due anni.
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Le spiagge e l'ampio quadro territoriale
Link al regolamento della spiaggia
La decisione si riflette anche su altri settori, in cui il quadro normativo settoriale prevede già delle proprie norme. Il caso delle spiagge ne è un esempio calzante.
Le spiagge sono disciplinate principalmente dalla Decisione n. 649, del 16 ottobre 2024 “Per l'approvazione del regolamento relativo alle condizioni e ai criteri di gestione della stazione balneare.” In caso di discrepanza tra quest'ultimo e la nuova decisione, prevale l'atto settoriale. La nuova decisione entra in vigore come livello integrativo, applicando i propri principi generali al quadro normativo esistente.
La decisione prevede quattro tipologie di spiagge: A per le spiagge sabbiose di notevole ampiezza, B per le spiagge rocciose e di ciottoli, AB per le spiagge miste e C per le spiagge incontaminate che non possono essere sfruttate economicamente. Per tutte le tipologie attive si applica il principio del libero accesso: nessun operatore privato può limitare l’accesso del pubblico alla sabbia o all’acqua, indipendentemente dalle autorizzazioni ottenute.
Il nesso con la legislazione del territorio e i poteri di ispezione
L’Ispettorato Nazionale per la Tutela del Territorio e gli organismi ispettivi locali hanno la facoltà di individuare gli usi non autorizzati e di adottare provvedimenti amministrativi. Quando gli spazi pubblici sono stati creati a seguito di permessi di costruzione rilasciati dal Consiglio nazionale per il territorio e le acque, gli organismi di controllo coordinano la propria attività con la segreteria tecnica di tale consiglio.
Il Codice della Strada, la normativa in materia di beni culturali, la normativa ambientale e quella in materia di sanità pubblica hanno sempre la precedenza quando si tratta di disciplinare questioni specifiche. Le imprese devono rispettare l’intero quadro normativo, non solo le disposizioni dell’autorità competente per il rilascio delle licenze.
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Esempio concreto: una caffetteria con cinque tavolini all’aperto
L'astrazione giuridica diventa realtà con un caso di vita quotidiana. Immaginate un bar a Tirana con dieci tavolini all’interno e l’intenzione di sistemarne cinque all’esterno, sul marciapiede davanti al locale.
Il primo passo è la misurazione. Se il marciapiede è largo cinque metri, è possibile utilizzarne fino al trenta per cento, ovvero fino a una profondità di un metro e mezzo. Tuttavia, tale limite si applica solo se rimangono duecento centimetri di spazio libero per il passaggio. Con cinque tavoli e le relative sedie, l’area occupata è di circa dieci metri quadrati. Se questa cifra supera i limiti, occorre rivedere il numero di tavoli o lo spazio disponibile.
Il secondo passo consiste nel presentare la domanda tramite e-Albania allegando la documentazione completa: il modulo, la planimetria firmata da un progettista abilitato, le fotografie dello stato attuale, le visualizzazioni grafiche, il contratto di locazione e il certificato fiscale. Va inoltre presentata la dichiarazione autenticata in cui ci si impegna a piantare cinque alberi, uno per ogni tavolo.
Il terzo passo consiste nell'attendere: sette giorni per la valutazione preliminare e quindici giorni per la decisione definitiva. Una volta ottenuta l'approvazione, si provvede al pagamento della tariffa stabilita dal Consiglio comunale di Tirana, calcolata in base alla superficie e alla zona.
La licenza deve essere esposta in un punto ben visibile sulla parete, accanto alla planimetria approvata. La richiesta di rinnovo deve essere presentata tre mesi prima della scadenza. Se il bar colloca tavoli al di fuori dei limiti autorizzati, anche solo uno in più, rischia una multa, la sospensione e la revoca della licenza.
Domande frequenti
La decisione si applica anche agli spazi privati accessibili al pubblico?
Sì, quando tali aree sono amministrate o mantenute con fondi pubblici. La proprietà del proprietario privato rimane sua e il suo diritto di svilupparla non viene leso; ma se quell’area è gestita dal Comune con fondi propri, si applicano le norme previste dalla decisione.
Cosa succede alle autorizzazioni già in essere una volta approvata la decisione?
Le licenze attive rimangono valide fino alla loro scadenza. Tuttavia, i titolari delle licenze devono presentare una richiesta di conferma entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della decisione, in conformità con i nuovi requisiti formali e tecnici. La mancata presentazione entro tale termine renderà la licenza precedente giuridicamente nulla.
Posso trasferire la licenza se vendo l'attività o se cambia il titolare?
No. La licenza è personale e non trasferibile. Se la titolarità dell'attività cambia, il nuovo titolare deve richiedere una nuova licenza come qualsiasi altro richiedente.
Quali sono le distanze minime obbligatorie per i mercati di strada?
A due metri dagli ingressi degli edifici residenziali e istituzionali, a cinque metri dagli ingressi di emergenza degli ospedali e dei vigili del fuoco, a tre metri da ogni incrocio stradale e a dieci metri dai monumenti culturali. Queste distanze sono obbligatorie e non possono essere oggetto di negoziazione con il Comune.
Esistono requisiti diversi per le fiere culturali rispetto a quelle commerciali?
Sì. Le fiere culturali, artigianali e sociali beneficiano di una tariffa ridotta, in conformità con la delibera del Consiglio comunale, e non sono soggette alla stessa tariffa applicata alle fiere commerciali. Le fiere organizzate dal Comune stesso e dalle istituzioni pubbliche sono completamente esenti dal pagamento della tariffa.
Qual è la differenza tra la quota di occupazione e la quota di iscrizione?
Esistono due obblighi distinti, basati su quadri giuridici diversi. La tassa di occupazione è legata alla superficie dello spazio pubblico fisicamente occupata. La tassa sulle insegne è un prelievo locale legato alle dimensioni e al tipo della struttura pubblicitaria. Un'azienda con un'insegna fisicamente collocata nello spazio pubblico è soggetta a entrambe.
Esiste una scadenza entro la quale il Comune deve adottare il regolamento di attuazione?
Sì. I comuni hanno sessanta giorni di tempo, a partire dall’entrata in vigore della decisione, per adottare gli atti attuativi a livello locale. Fino ad allora, le domande potranno essere presentate anche di persona presso gli sportelli comunali, poiché l’Agenzia nazionale per i servizi di informazione ha un termine di due anni per istituire il registro elettronico unico.
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Servizi relativi a questo argomento:
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