Il sistema economico di qualsiasi paese può funzionare normalmente e senza particolari problemi se la direzione di ciascuna unità economica riceve, nel complesso, informazioni accurate e tempestive. Tra le numerose informazioni utilizzate dalla direzione di ciascuna unità economica, la contabilità riveste un ruolo particolare.
La contabilità fornisce costantemente e senza interruzioni alla direzione dell’unità economica e ad altri soggetti informazioni tempestive, accurate, rigorosamente documentate e formalizzate per iscritto. Fornisce alla direzione dell’unità economica informazioni complete sulla situazione finanziaria dell’unità, sui suoi risultati e sui fattori che, a seconda dei casi, hanno influenzato i suoi successi o i suoi insuccessi. Pertanto, si afferma che le informazioni ricavate dalla contabilità forniscono alla direzione dell’unità economica gli “occhi e le orecchie” necessari per una gestione dell’attività economica il più efficiente possibile; esse costituiscono il punto di partenza per tutta la sua gestione finanziaria.
Nel nostro Paese, già prima dell’inizio del secolo scorso, non solo durante il periodo dell’economia centralizzata ma ben prima di esso, si redigevano e si conservavano i registri contabili. Il patriota e figura del Rinascimento Jani Vreto, che nel 1889 nel suo libro “cronaca ordinata”Stampato presso la tipografia “Dituri” di Bucarest, l'autore ha scritto della necessità di tenere una contabilità dei crediti e dei debiti. Ecco come si esprime fin dall'inizio:
“Si dice che un libro mastro sia la registrazione di addebiti e accrediti in quaderni o altri libri chiamati ”libri mastri”. Ma, più precisamente, per “libro mastro” si intende l’arte di tenere tali registrazioni, insegnata a quegli artigiani che, grazie a un po’ di lavoro svolto in precedenza, possono sempre sapere a che punto si trovano. La tenuta dei registri contabili è utile a chiunque effettui transazioni, ma per i mercanti è indispensabile, poiché senza di essa non si può fare nulla. Pertanto, il mercante che tiene i propri conti in modo corretto e chiaro, oltre al vantaggio che, come abbiamo detto, gli permette di sapere sempre a che punto si trova, di mettere ordine nei propri affari e di andare avanti, si guadagna anche l’onore di essere considerato affidabile, come un uomo i cui affari sono giusti e trasparenti agli occhi delle persone che dovrebbe servire, e lo lascia in eredità ai propri eredi quando muore». Nella sezione seguente di questo libro, l’autore ha compilato un diario dello stato delle cose, delle entrate e delle uscite di fondi monetari (grosh).
La contabilità, anche se basata sul principio della partita doppia, è in uso fin dai tempi dell’impero ottomano. Allo stesso modo, nei nostri archivi sono oggi conservati i bilanci risalenti al periodo del governo di Ismail Qemali relativi alle società nazionali ed estere operanti nel nostro Paese.
Durante la monarchia, con una legge speciale “Sull’amministrazione dei beni e sulla contabilità generale dello Stato” del 31 luglio 1928, approvata con decreto del re Zog I il 28 maggio 1929, tutte le questioni relative alla contabilità, all’amministrazione e al sistema di tesoreria nel nostro Paese furono modernizzate e sancite dalla legge in questo periodo. Più specificatamente, per quanto riguarda la regolamentazione giuridica di numerose questioni finanziarie durante questo periodo, ne parla anche l’Ispettore Generale della Corte Reale, Haxhi Shkoza, nella sua opera “Financat e Shqipnis” (1839-1934).
Pertanto, escludendo il periodo della dominazione ottomana, la contabilità nel nostro Paese può essere suddivisa in tre periodi:
i) dal XIX secolo fino al 1944,
ii) dal 1944 al 1991
iii) dal 1991 ad oggi
Nel periodo 1944–1991, ovvero in un contesto di economia centralizzata, per quanto riguarda la finalità della contabilità, ritengo che fosse esaustiva. Naturalmente, la regolamentazione contabile non era disciplinata da una legge specifica in materia, ma si basava su un unico piano contabile approvato con decisione del Consiglio dei Ministri, che stabiliva le regole di base per la redazione dei bilanci, il piano dei conti e il loro funzionamento. Esisteva un unico piano contabile con criteri generali e uniformi da applicare a tutti i settori dell’economia. Per ciascun settore economico – industria, agricoltura, commercio, edilizia, ecc. – esistevano piani contabili distinti che tenevano conto delle caratteristiche specifiche di ciascun settore. All’interno di ciascun settore erano presenti anche caratteristiche più dettagliate, per non parlare dei piani contabili distinti per gli enti di bilancio, per le banche, per le cooperative agricole, ecc. Naturalmente, come tutta la politica di quel periodo, le informazioni elaborate dalla contabilità servivano ad attuare le direttive del partito di Stato, il famigerato slogan “costruiamo il socialismo con le nostre forze”. Questo era il motivo per cui la scuola di contabilità di quel periodo era quella dell’Europa dell’Est o russa; non si parlava affatto delle scuole occidentali di contabilità, anche se la scuola dell’Est fa risalire le proprie origini in materia di contabilità e statistica proprio all’Occidente.
In quel periodo, le informazioni contabili e la contabilità stessa erano orientate esclusivamente alla conservazione dei valori materiali e alla gestione del patrimonio statale; la contabilità analitica era eccessivamente dettagliata e gravosa, arrivando persino a ledere il principio del rapporto costi-benefici; Non esisteva una separazione chiara e netta tra contabilità finanziaria e contabilità dei costi e, in assenza di una vera e propria gestione da parte dei dirigenti dell’unità economica, non si poteva parlare di contabilità gestionale. Quest’ultima era equiparata all’analisi dei risultati economici e finanziari delle imprese. Ecco perché gli specialisti contabili erano estremamente sovraccarichi di lavoro, occupati principalmente in compiti meccanici di registrazione delle voci, tutte effettuate a mano, poiché non si parlava certo dei programmi informatici utilizzati oggi. A metà degli anni “60, nell’ambito della ”guerra alla burocrazia“, fu lanciata una campagna per semplificare i dati derivati dalle informazioni contabili, arrivando persino all’eccesso. Pertanto, il calcolo dei costi di produzione per molti prodotti, in particolare nell’industria, fu abbandonato e sostituito dall’indicatore ”ricavi per cento lek di spesa“.Tali ”semplificazioni» portarono a numerosi tagli di posti di lavoro tra il personale degli uffici contabili delle imprese o a retrocessioni. In generale, il metodo di tenuta dei libri contabili in quel periodo era manuale; fu solo dopo gli anni ’70 che, per una percentuale molto esigua di imprese — e persino per alcune cooperative agricole — la contabilità fu meccanizzata nei centri di registrazione contabile. Non solo nelle imprese e nelle cooperative agricole in generale, ma anche in questi centri, i dati conservati sulle spese erano così dettagliati da rasentare l’eccesso. Così, ad esempio, in agricoltura le spese venivano registrate continuamente non solo per ogni coltura e tipo di bestiame, ma anche per specifiche voci di spesa. Qualcuno oggi potrebbe giustamente affermare che si trattava di una documentazione preziosa. Potrebbe avere ragione, ma qual era lo scopo di una contabilità così dettagliata e chi ne faceva uso? Non era certo pensabile che queste informazioni venissero utilizzate dai dirigenti delle imprese per il processo decisionale. Veniva utilizzata principalmente ed esclusivamente a livello di pianificazione da organismi economici di alto livello o semplicemente a fini di propaganda.
A quel tempo non si parlava affatto di una vera e propria professione contabile: i contabili rimanevano semplici registratori di cifre, semplici compilatori di bilanci. Il loro parere specialistico in materia economica veniva richiesto raramente; ma quando si trattava di attribuire le responsabilità, il finanziere veniva spesso chiamato a rispondere anche se gli obiettivi economici non erano stati raggiunti, rischiando talvolta persino la reclusione in base alla famigerata clausola del “sabotaggio economico” del codice penale. Fino alla fine degli anni “50 del secolo scorso, i contabili erano specialisti formati principalmente con un’istruzione secondaria presso la Scuola Commerciale di Valona (1924), nelle scuole secondarie di altri paesi e nelle scuole secondarie economiche del paese dopo la liberazione (il tecnicum finanziario, economico e commerciale) o tramite corsi speciali di breve durata; a partire da quell’anno, la Facoltà di Economia di Tirana e, successivamente, la Facoltà di Economia Agraria dell’Università Agraria formarono specialisti in contabilità con istruzione superiore; infatti, nel 1959, La Facoltà di Economia ha laureato la prima coorte di 30 ”Specialisti in Contabilità». La formazione di questo vasto esercito di specialisti in economia nei nostri istituti di istruzione superiore, pubblici o privati, così come il loro ulteriore perfezionamento, ne sono convinto, costituisce la massima garanzia per l’attuazione dei nuovi sviluppi in materia di contabilità.
Pertanto, nel terzo periodo, dal 1991 ad oggi, la riforma contabile avviata dal Ministero delle Finanze nel 1991 non è partita da zero. Naturalmente, i cambiamenti socio-economici avvenuti durante questo periodo hanno reso necessarie delle riforme nel campo della contabilità, così come in tutti gli altri ambiti della nostra vita. All’epoca, la riforma in campo contabile aveva due obiettivi principali:
Primo, modifiche alle disposizioni normative in materia di contabilità, affinché queste soddisfino i requisiti di un'economia di mercato e siano in linea con l'armonizzazione a livello europeo e più ampio.
In secondo luogo, le associazioni di categoria dei professionisti contabili, quali i dottori commercialisti e i revisori contabili autorizzati.
La realizzazione del primo obiettivo è stata affidata a un gruppo di persone che, dopo l’adozione della legge “sulla contabilità”, sono state nominate membri del primo Consiglio nazionale di contabilità (Ku Klux Klan) e che erano stati allievi dei primi docenti e pionieri nel campo della contabilità. Essi rimangono inoltre i principali promotori della riforma contabile e, in qualità di membro di questo gruppo tra i primi nove membri del KKK, desidero sottolineare il contributo fondamentale del presidente Baki Berberi e cogliere questa occasione per esprimere ancora una volta il mio particolare rispetto per questa stimata figura nel campo della contabilità... della riforma in ambito economico e finanziario. Nel quadro del quadro normativo contabile, il Consiglio ha giustamente optato per una standardizzazione di tipo continentale basata sul sistema francese, e questo perché:
i) In Albania, la standardizzazione contabile è stata attuata almeno dal 1947 attraverso leggi e atti subordinati. I piani contabili unificati e quelli settoriali, redatti e approvati da organismi statali (il Ministero delle Finanze), sono stati gli elementi chiave di tale standardizzazione. Ciò ha richiesto che venisse preservata la tradizione dell’Albania come piccolo paese con un ordinamento giuridico codificato, modificando al contempo gli obiettivi, l’ambito di applicazione e la forma della normalizzazione. In questo modo, gli specialisti contabili, abituati a lavorare con regole fisse, avrebbero trovato più facile implementare un nuovo sistema contabile. E così è stato, giustificando la convinzione di gran parte della nostra generazione che la contabilità, in condizioni di economia di mercato, avrebbe trovato una rapida e piena applicazione.
ii) La standardizzazione contabile nel nostro Paese dovrebbe avere un ampio campo di applicazione. Allo stesso tempo, dovrebbe estendersi non solo alla redazione e alla pubblicazione dei bilanci, ma anche alla tenuta delle scritture contabili.
iii) Dato che i professionisti della contabilità albanesi, con poche eccezioni, erano ben lontani dall’avere familiarità con i principi e gli standard contabili internazionali generalmente accettati, era necessario presentare tali principi e standard in modo sistematico in testi unici e metodici. Il Piano Generale di Contabilità si è rivelato uno strumento particolarmente adatto a tale scopo e ha facilitato l’applicazione pratica di tali norme e principi.
iv) Il modello continentale tiene conto del forte legame tra contabilità e fiscalità, e il risultato contabile costituisce la base per il calcolo dell’imposta. Da qui la necessità di un Piano Generale di Contabilità e di una classificazione delle entrate e delle spese per natura. Inizialmente, l’onere dell’attuazione di tale Piano ricadde sul folto corpo dei contabili e, successivamente, a partire dalla metà del 2000, sulla fascia più qualificata, I dottori commercialisti, che attualmente sono circa 900, di cui una gran parte ha avviato la propria attività professionale. Alla luce di quanto sopra, a seguito dell’introduzione dell’economia di mercato, lo sviluppo della normativa contabile può essere suddiviso in due periodi:
- Dall’inizio degli anni ’90 al 2004
- A partire dal 2004. Il primo periodo è caratterizzato da profondi, rapidi e radicali cambiamenti politici ed economici, con conseguenti ripercussioni nel campo della contabilità. L’economia di libero mercato, l’apertura delle imprese private e il ruolo crescente del management nel processo decisionale hanno necessariamente richiesto un ruolo più rilevante per le informazioni fornite dalla contabilità. La contabilità acquisisce così un nuovo ruolo, che si affianca alla sua funzione tradizionale di fornire informazioni sulla conservazione e la gestione del patrimonio. Essa deve ora diventare determinante nel processo decisionale del management dell’unità economica. Tuttavia, tali cambiamenti, in linea con le nuove condizioni create, hanno reso necessario che fossero accompagnati da altre misure indispensabili per garantire che il sistema contabile fosse adeguato alle esigenze attuali e future.
Ci troviamo quindi in un periodo di transizione; stanno avvenendo molti cambiamenti in parallelo e, in ambito contabile, sono state adottate una serie di misure che, per loro natura e rilevanza, miravano a due obiettivi principali:
i) Era necessario riorganizzare il sistema contabile e il relativo sviluppo.
ii) Occorre istituire e sviluppare le libere professioni nel settore contabile.
Per attuare il primo obiettivo di emergenza, è stato necessario stabilire alcune regole e formulare alcune linee guida, pur temporanee, sia per adeguare la contabilità alle condizioni di un’economia di mercato sia per redigere i bilanci. Il primo tentativo risale al gennaio 1991, quando fu promulgata la prima legge sulla contabilità; a causa delle sue carenze, e con l’assistenza di esperti stranieri, essa fu sostituita dalla legge del 1993 “Sulla contabilità”, che entrò in vigore. Al momento della sua entrata in vigore nel luglio dello stesso anno, questa legge era accompagnata dal “Piano contabile generale” che stabiliva le regole e i principi fondamentali per la tenuta dei registri, la gestione dei conti e la redazione dei bilanci, nonché, alcuni anni dopo, l’adozione del piano contabile per gli enti di bilancio e del manuale contabile per le banche.
I primi anni “90 sono stati un periodo piuttosto intenso per l’elaborazione di norme legislative in materia di contabilità e revisione contabile. Pertanto, la legge del 1992 ”Sulle società commerciali“ ha gettato le prime basi per l’istituzione della professione di revisore indipendente e per le norme che regolano l’approvazione e la pubblicazione dei bilanci. Gli investitori pubblici e gli azionisti richiedevano che, una volta investito il proprio capitale, vi fosse un revisore dei conti. In un contesto di economia di mercato, il nuovo approccio al lavoro dei professionisti contabili richiedeva che in Albania si iniziasse immediatamente a lavorare alla preparazione della legislazione, alla regolarizzazione della professione e alla qualificazione e formazione degli specialisti competenti tra i professionisti già presenti. E questo lavoro è stato svolto parallelamente al riconoscimento e all’attuazione del nuovo piano contabile. Il ruolo del revisore è cresciuto di anno in anno e in Albania sono presenti società di revisione di livello mondiale come Deloitte &Touche, Ernst & Young, KPMG, ecc., che si occupano principalmente della revisione di società straniere controllate da queste firme quotate in borsa nel proprio paese d’origine e non solo. Alla fine degli anni ”90, nel nostro Paese ha iniziato a operare la professione di “Dottore Commercialista”, regolamentata in conformità con i requisiti della Legge «Sulla contabilità» e del Decreto del Ministro delle Finanze. Pertanto, alla fine del 2000, quando fu costituita l’associazione di categoria – l’Associazione professionale dei dottori commercialisti, oggi Istituto dei dottori commercialisti – contava 114 membri; oggi tale numero è aumentato di otto volte.
Nell’ultimo decennio, entrambe queste professioni si sono notevolmente rafforzate e perfezionate, non solo nella tenuta dei registri contabili, nella redazione e nella revisione dei bilanci relativi agli indicatori di performance delle entità economiche, ma hanno anche ulteriormente potenziato e rafforzato il proprio ruolo nel migliorare la qualità dei servizi offerti, nell’aumentarne l’efficacia e nel rassicurare gli investitori circa l’affidabilità e l’importanza di queste professioni. Ciò ha portato all’approvazione, nel marzo 2009, della legge relativa a entrambe le professioni liberali, quella del dottore commercialista e quella del revisore contabile, i quali, rispettivamente, oltre al diritto di redigere e revisionare i bilanci, hanno anche il diritto di fornire consulenza indipendente a varie società in materia finanziaria, analisi di bilanci, questioni fiscali, piani di studio di mercato, valutazione aziendale, procedure per la costituzione e la liquidazione di società commerciali, ecc. Entrambe queste professioni, prima quella del revisore dei conti (Istituto degli Esperti Autorizzati – IEKA) e poi quella del dottore commercialista (Istituto dei Dottori Commercialisti – ICA), sono diventate membri di prestigiose organizzazioni internazionali come l’IFAC. “Federazione Internazionale dei Contabili” e SEE PAD “Partnership dei Paesi dell’Europa Orientale per lo Sviluppo della Professione Contabile”, in cui i rappresentanti di entrambe le professioni partecipano regolarmente a incontri organizzati durante i quali vengono presentate le esperienze più avanzate in entrambi i settori, si procede allo scambio di esperienze e si tengono seminari di qualificazione.
Queste due professioni, insieme all’Ordine dei Dottori Commercialisti, più di qualsiasi altro organismo, si trovano quotidianamente ad affrontare problemi che richiedono soluzioni, anche in prima linea nella lotta contro l’informalità nell’economia. Da un lato, i titolari delle unità economiche e, dall’altro, i professionisti della contabilità condividono lo stesso interesse a massimizzare il profitto dell’unità; tuttavia, quando si tratta di calcolare le imposte dovute allo Stato sui profitti, i primi non si fermano davanti a nulla pur di ridurle al minimo. Ciò è dovuto al fatto che, attualmente, una parte delle imprese albanesi è ancora ben lontana dal riconoscere l’importanza e dal valorizzare la contabilità, né della necessità di una documentazione regolare, per non parlare dell’impegno dei contabili e del ruolo che questi svolgono nel migliorare l’efficacia delle operazioni e del processo decisionale. Ciò non vale per tutte le entità economiche, i dirigenti richiedono l’assistenza dei contabili per elaborare programmi di sviluppo economico e finanziario per la propria unità, e l’assenza di mercati finanziari per lo sviluppo del settore economico pubblico è un ulteriore fattore che non incoraggia una rendicontazione finanziaria affidabile e di alta qualità né la creazione di una professione contabile sviluppata. Esistono tuttavia numerose società commerciali, in particolare quelle di grandi dimensioni, in cui la professione contabile è solida e altamente qualificata, garantendo che l’informativa finanziaria sia di alta qualità e affidabile, aiutando così gli utenti a prendere decisioni oculate ed efficienti.
Negli ultimi dieci anni l’Albania ha lavorato costantemente per la propria integrazione nell’Unione Europea. Ciò richiede, tra l’altro, una riflessione e un adeguamento dei principi contabili. Dopo il 2000 si sono verificati sviluppi significativi anche a livello internazionale nel campo della contabilità. È stata effettuata una revisione approfondita di numerosi Principi Contabili Internazionali e sono stati elaborati e pubblicati una serie di nuovi Principi Contabili Internazionali; di conseguenza, le informazioni finanziarie riportate dai soggetti economici sono diventate di qualità superiore e più affidabili per i loro utenti.
Nel 2003, il governo ha elaborato una strategia per una nuova riforma nel settore della contabilità e delle professioni contabili, con l’obiettivo di migliorare il quadro contabile per rafforzare ulteriormente la trasparenza e l’affidabilità delle informazioni finanziarie e per trispondere nel modo più efficace possibile alle esigenze del mercato e tutelare gli interessi dei cittadini e dello Stato. Tale strategia prevedeva inoltre una revisione della normativa contabile vigente e l’elaborazione di una nuova legge sulla contabilità e sui bilanci.
La legge “sulla contabilità e sui bilanci” dell’aprile 2004, modificata nel 2006, Tali norme rappresentavano la concretizzazione di questa strategia e, cosa più importante, questa legge è stata redatta nello spirito dei Principi contabili internazionali, autorizzando la regolamentazione della contabilità non tramite il Piano generale di contabilità, ma tramite i Principi contabili. La legge prevede che i principi siano redatti a livello nazionale e in coerenza con gli International Accounting Standards (IAS) e gli International Financial Reporting Standards (IFRS). e di essere applicati dalla maggior parte delle società, mentre le società straniere operanti nel nostro paese e quotate in borsa, le società bancarie e gli istituti finanziari applicheranno gli IFRS senza alcuna modifica.
La legge istituisce il Consiglio Nazionale di Contabilità (NAC), attribuendogli un ruolo e una posizione distinti e rendendolo un organo indipendente nel processo decisionale in materia contabile. Alla fine del 2006, il Consiglio ha pubblicato 14 Principi Contabili Nazionali (SKK), entrati in vigore per legge nel gennaio 2008; nel 2009 è stato redatto e implementato lo SKK 15, applicabile esclusivamente alle micro-imprese e volto ad alleggerirne significativamente gli elevati costi legati alla preparazione delle informazioni contabili. L’esperienza degli ultimi anni dimostra che i principi contabili, sia nazionali che internazionali, sono stati ampiamente adottati dalle unità economiche, rafforzando ulteriormente il ruolo e l’efficacia delle informazioni fornite ai fini del processo decisionale.
Ciò ha ulteriormente rafforzato l’affidabilità delle informazioni finanziarie per lo sviluppo economico del Paese e l’afflusso di investimenti esteri, poiché la credibilità e l’integrità di tali informazioni favoriscono i mercati dei capitali e forniscono le garanzie necessarie per il processo decisionale. Gli scandali che hanno coinvolto ENRON, Parmalat, WorldCom e altre società sono esempi del ruolo negativo svolto da informazioni fuorvianti e distorsioni nei bilanci redatti dai dipartimenti contabili di tali società. I danni hanno avuto un impatto di ampia portata, a cominciare dagli azionisti di queste società che hanno perso il proprio capitale; molte imprese collegate sono fallite, le banche hanno subito perdite e i dipendenti hanno perso il lavoro. La contabilità è ciò che fornisce il primo segnale di qualsiasi crisi economica; pertanto, applicando correttamente i principi contabili nazionali, ben armonizzati con quelli internazionali, la contabilità sarà in grado di elaborare e fornire informazioni affidabili, accurate e di alta qualità.
A conclusione di questa presentazione, vorrei esprimere a questo illustre pubblico un sentimento speciale e il dovere che ogni generazione di contabili ha di parlare e scrivere di tanto in tanto di queste informazioni inestimabili e insostituibili. Purtroppo, e in particolare noi specialisti della contabilità, mentre dedichiamo tutto il nostro tempo a lavorare con i numeri e a redigere decine di pagine di relazioni, fornire pareri preziosi e suggerire soluzioni valide, prestiamo poca attenzione all’aspetto storico del nostro lavoro e, allo stesso tempo, dimentichiamo coloro che hanno dato un contributo prezioso a questo settore.
E sono davvero tanti. Pertanto, la generazione alla quale anch’io appartengo deve, innanzitutto, menzionare con profonda gratitudine e rispetto i nostri docenti: i professori Xhemil Cela, Lefter Kriqi e Aristotel Pano; gli illustri specialisti Pandeli Gjika presso il Ministero delle Finanze, Laze Ajazi presso il Ministero dell’Agricoltura, Malo Frashëri nel settore dell’Industria, Lefter Cave nel settore del Commercio, Vangjel Karajani nel settore dell’Edilizia e molti altri. Ho avuto l’opportunità, anzi direi la fortuna, di aver vissuto e lavorato con queste illustri figure del nostro settore, e posso affermare con convinzione che, grazie a loro, sia io che i miei colleghi che hanno avuto il privilegio di lavorare al loro fianco abbiamo tratto grande beneficio per il nostro sviluppo professionale e non solo.
Autore: Prof. Dr. Leandro Haxhi
