Le elezioni del 2025 e il clima imprenditoriale: cosa aspettarsi per le piccole e medie imprese

Aggiornamento, ottobre 2026. Questo articolo è stato scritto nell'aprile 2025, prima delle elezioni parlamentari dell'11 maggio 2025, e descrive le aspettative di quel periodo. Per le norme fiscali attualmente in vigore, consulta la nostra pagina aggiornata. Aliquote e soglie relative all'imposta sulle società

Si avvicinano le elezioni parlamentari del 2025 in Albania e, con esse, l’attenzione si è concentrata sul potenziale impatto sul clima imprenditoriale. Le piccole e medie imprese (PMI) rappresentano circa il 99,95% di tutte le imprese in luogo, rappresentando il pilastro principale dell'occupazione e dello sviluppo economico. Pertanto, qualsiasi cambiamento nelle politiche fiscali e tributarie dopo le elezioni ha un impatto diretto su questa categoria. Di seguito analizziamo lo stato attuale delle politiche fiscali per le PMI, i principali impegni economici contenuti nei programmi elettorali dei principali partiti e le aspettative degli stessi imprenditori per il periodo post-elettorale.

Situazione attuale delle politiche fiscali per la BVM

L'attuale regime fiscale per le piccole imprese

Da diversi anni l'Albania attua politiche di sgravio fiscale a favore delle piccole imprese. Attualmente, l'imposta sugli utili è pari allo 0,3% per tutti i contribuenti con un fatturato annuo fino a quattordici milioni leka. Ciò significa che la maggior parte delle piccole imprese non paga alcuna imposta sugli utili d'impresa. Al di sopra di tale soglia, le imprese vengono classificate come grandi e pagano l'imposta sulle società a un'aliquota 15% sui loro profitti.

Imposta sul valore aggiunto

Un altro pilastro della politica fiscale è l'IVA (Imposta sul valore aggiuntoNon tutte le imprese sono tenute a calcolare e versare l'IVA; esiste infatti una soglia di fatturato annuo oltre la quale scatta tale obbligo. Attualmente, la soglia di registrazione IVA è di 10 milioni di lekë all'anno. Ciò significa che le imprese con un fatturato annuo inferiore a tale importo sono esenti dall'IVA (non devono applicare l'IVA sulle vendite né presentare dichiarazioni IVA). L'aliquota IVA standard È il 20%.

Molte piccole imprese (negozi di quartiere, artigiani, ecc.) beneficiano di questa esenzione, che le esonera sia dal pagamento delle imposte sia dagli adempimenti burocratici legati alla rendicontazione mensile. Vale la pena notare che tale soglia è cambiata più volte negli ultimi anni: ad esempio, nel 2018 è stata temporaneamente abbassata a 2 milioni di lek e poi, a partire da gennaio 2021, è stata innalzata a 10 milioni di lek. Tali fluttuazioni della soglia IVA indicano una certa instabilità nella politica fiscale, il che rappresenta motivo di preoccupazione per le imprese che preferiscono regole a lungo termine e prevedibili.

Imposta sul reddito delle persone fisiche e contributi

Per Reddito da lavoro dipendenteLe aliquote fiscali progressive applicabili sono del 13% e del 23%. Per i lavoratori a basso reddito, l'onere fiscale viene ridotto abbassando la base imponibile (retribuzione lorda) di un importo fisso previsto dall'articolo 22 della legge, anziché applicare un'aliquota 0% a una specifica fascia retributiva.

  • Per i redditi da lavoro dipendente fino a 2.040.000 lekë (fino a 170.000 lekë al mese) si applica un'aliquota fiscale del 13,1%.
  • Per i redditi da lavoro dipendente superiori a 2.040.000 lekë (oltre 170.000 lekë al mese) si applica un'aliquota fiscale del 23%.

D'altra parte, i contributi previdenziali e sanitari, obbligatori sia per il datore di lavoro che per il dipendente, hanno aliquote pari a il loro fisso (ad es. il 15,1% di contributi previdenziali a carico del datore di lavoro e il 9,5% a carico del dipendente). Questi oneri sociali incidono anche sulle piccole imprese, poiché l’aumento del costo del lavoro può rappresentare una sfida per loro, specialmente quando il salario minimo viene aumentato con decisione governativa. Attualmente, il salario minimo mensile nel Paese è salito a 40.000 lekë (circa 340 €) e si prevede che aumenti ulteriormente nei prossimi anni, il che comporterà un aumento proporzionale dei contributi che le imprese versano per i propri dipendenti.

Clima economico generale

Oltre alle aliquote fiscali, il clima imprenditoriale è determinato anche da fattori quali la burocrazia, la formalizzazione e la concorrenza. Negli ultimi anni il governo ha intrapreso riforme volte a semplificare le procedure e a combattere l’informalità. Un esempio è il progetto di “fiscalizzazione”, che ha digitalizzato l’emissione delle fatture e della documentazione fiscale; ora ogni vendita o fattura viene registrata elettronicamente presso le autorità fiscali in tempo reale. Ciò aumenta la trasparenza e rende più difficile l’evasione fiscale, ma d’altra parte ha comportato costi tecnologici e operativi aggiuntivi per le piccole imprese (per dispositivi fiscali, software, accesso continuo a Internet, ecc.).

Allo stesso modo, l’amministrazione fiscale ha intensificato i controlli in loco per contrastare l’economia sommersa. Le piccole imprese lamentano spesso che le ispezioni fiscali possono essere frequenti e selettive, aumentando così l’incertezza. Tuttavia, i rapporti internazionali evidenziano anche il lato positivo: l’Albania ha apportato miglioramenti in diversi aspetti del contesto imprenditoriale, quali il quadro normativo per le PMI, il contesto operativo e gli appalti pubblici, sebbene vi sia ancora del lavoro da fare in settori quali il finanziamento e l’innovazione.

Le sfide attuali per i BVM

Nonostante gli incentivi fiscali, negli ultimi anni molte piccole e medie imprese (PMI) in Albania hanno incontrato difficoltà. Secondo un studio Infine, la mancanza di investimenti, il sostegno finanziario insufficiente e la concorrenza sleale sono tra le ragioni principali per cui un gran numero di piccole e medie imprese si trova ad affrontare gravi difficoltà, al punto da dover cessare l'attività. Molte imprese di queste dimensioni hanno un accesso limitato al credito bancario (le banche considerano le PMI soggetti ad alto rischio e spesso richiedono garanzie collaterali insostenibili).

Anche i programmi governativi o i donatori offrono sovvenzioni e finanziamenti alle ONG, ma esperti Essi sottolineano che la diffusione delle informazioni e l’accesso a tali programmi non sono efficaci e che spesso i piccoli imprenditori non vengono a conoscenza per tempo delle opportunità offerte. Inoltre, la stabilità fiscale è stata individuata come una lacuna dagli stessi imprenditori: “La prima sfida è la sostenibilità: dal punto di vista del quadro fiscale, gli incentivi offerti dal governo sono insufficienti. Sono stati praticamente inesistenti.”, afferma il titolare di una piccola impresa. Ciò implica che, sebbene formale, il regime fiscale 0% sia di aiuto; le imprese hanno bisogno di un contesto più stabile e di un sostegno più attivo (ad esempio, sovvenzioni, formazione o politiche di sviluppo) per prosperare.

In questo contesto, le elezioni del 2025 sono seguite con particolare interesse dal mondo imprenditoriale. Molti sperano che, dopo le elezioni, si assista a una prosecuzione delle attuali politiche di successo o all’introduzione di nuove riforme a sostegno dell’imprenditoria. Di seguito vediamo cosa hanno promesso le due principali forze politiche in materia di economia e imprese.

Le promesse economiche nei programmi elettorali per il 2025

La presente analisi si concentra esclusivamente sugli aspetti economici e imprenditoriali dei programmi elettorali, senza addentrarsi in dibattiti politici o ideologici. L'obiettivo è quello di comprendere, in modo imparziale, quali cambiamenti concreti le piccole e medie imprese possano aspettarsi da ciascuna piattaforma.

Alla vigilia delle elezioni del 2025, l'economia e il clima imprenditoriale occupano un posto centrale nelle campagne elettorali dei principali partiti. Di seguito sono riportate le principali idee e proposte economiche dei Partito Socialista (PS) e Partito Democratico (PD), le due forze principali, incentrate sulle misure di bilancio e fiscali e sulla promozione dell'imprenditorialità:

Le principali promesse del Partito Socialista (PS):

  • Aumento dei salari e del potere d'acquisto: Il PS promette un aumento significativo dei salari nel corso del prossimo mandato. Ad esempio, il salario minimo dovrebbe arrivare a 500 € al mese entro il 2026 (rispetto ai circa 400 € attuali) e il salario medio nell’economia dovrebbe raggiungere i 1.000 €. Sono stati promessi aumenti salariali anche nel settore pubblico, con lo stipendio medio degli insegnanti che dovrebbe raggiungere i 1.250 euro e quello dei medici fino a 2.000 euro. L'obiettivo è aumentare il benessere dei cittadini e la domanda interna di beni e servizi, a vantaggio anche delle imprese locali (una maggiore spesa dei consumatori significa un fatturato più elevato per le imprese). Come ulteriore misura di sgravio fiscale, il PS afferma che per i primi 18 mesi dall'aumento del salario minimo, lo Stato non imporrà alcuna imposta sull'aumento salariale. Ciò può essere interpretato come un periodo “esente da imposte” per l'aumento di 100 € del salario minimo, al fine di dare alle imprese un po' di respiro nel far fronte ai costi aggiuntivi.
  • Proroga dell’aliquota zero per le piccole imprese

  • Proseguimento delle attuali politiche fiscali (aliquota zero per i più piccoli): Il PS indica chiaramente il mantenimento dello status quo fiscale per le piccole imprese. Nel programma economico annunciato nell’ambito dell’iniziativa “Albania 2030”, il primo ministro Rama ha sottolineato che fino al 2029 non ci saranno modifiche all’imposta sulle piccole imprese, L’aliquota rimarrà allo 0%, mentre quella per le grandi imprese resterà al 15%%. Si tratta di una garanzia di stabilità che assicura alle micro, piccole e medie imprese che non ci saranno aumenti improvvisi delle imposte a loro carico per almeno i prossimi quattro anni. Inoltre, il PS sottolinea con orgoglio che l’Albania è e continuerà ad essere “l’unico paese della regione con un’aliquota fiscale pari a zero per le piccole imprese”. Questo regime favorevole comprende anche il fatto che la soglia di fatturato che definisce lo status di “piccola impresa” è stata innalzata a circa 140.000 euro (da 8 milioni di lekë / ~55.000 € in precedenza) e che l’IVA è stata abolita per le piccole imprese con un fatturato fino a 100.000 €. In altre parole, il PS intende mantenere invariate le attuali soglie di esenzione fiscale, che sono già state notevolmente ampliate a seguito delle recenti riforme. Si tratta di una buona notizia per le imprese esistenti al di sotto di tali soglie, che non saranno assoggettate al regime fiscale o IVA almeno fino al 2029.
  • Negoziata una tregua fiscale con il mondo imprenditoriale

  • “Pace fiscale”, Accordo con le imprese su controlli e imposte: Un elemento innovativo del programma del PS è il concetto noto come “pace fiscale negoziata”. Secondo questa proposta, nel nuovo mandato verrà offerto un accordo triennale tra il governo e le imprese, in base al quale alle aziende verrà concessa l’esenzione dalle verifiche fiscali durante tale periodo, a condizione che accettino di dichiarare e versare un’imposta specifica sui propri utili. Nello specifico, si prevede che venga versata un’imposta sulle società del 15 per cento sugli utili dichiarati fino al livello della crescita economica media, mentre gli utili eccedenti saranno tassati a un’aliquota ridotta pari solo al 5 per cento. Questa “pace fiscale” mira a due risultati: (1) Sgravio per le imprese: avranno la garanzia che per tre anni non ci saranno verifiche, ispezioni o multe arbitrarie, con un risparmio di tempo e denaro; (2) Un incentivo a dichiarare integralmente gli utili: poiché gli utili aggiuntivi sono tassati solo al 5%, le imprese hanno maggiori motivi per dichiararli piuttosto che nasconderli. Se attuata, questa politica rappresenterebbe un cambiamento epocale nel rapporto tra l’amministrazione fiscale e le imprese, spostandolo da un controllo rigoroso verso la fiducia e la cooperazione. Naturalmente, resta da definire in dettaglio quali imprese ne beneficeranno e come verrà attuata nella pratica, ma l’idea stessa è stata accolta con favore da molti imprenditori come alternativa innovativa all’attuale clima di verifiche fiscali.
  • Investimenti pubblici e settori prioritari

  • Investimenti pubblici e promozione dei settori prioritari: Il programma del PS prevede il proseguimento di importanti investimenti infrastrutturali e il sostegno ai settori chiave dell’economia, con l’obiettivo di creare un clima favorevole alle imprese. Sono stati promessi 700 km di nuove strade, il completamento di grandi progetti quali il Corridoio Adriatico-Ionico e il Corridoio VIII, la ricostruzione delle ferrovie (ad esempio la linea Durazzo–Pristina), nonché investimenti strategici come il nuovo porto commerciale di Porto Romano. Si prevede che questi progetti aprano nuove opportunità sia per le grandi imprese che per i piccoli subappaltatori locali. Inoltre, il PS mira a potenziare il settore dell’agriturismo (aumentando le strutture agrituristiche nei villaggi) e ad aumentare la produzione di energia solare (è stato fissato un obiettivo del 30% di produzione energetica da fonte solare). Nel settore agricolo è previsto un sostegno alla creazione di cooperative agricole e alla trasformazione dei prodotti locali, mentre nel settore turistico proseguiranno le politiche volte a promuovere l’Albania come destinazione turistica (il PS considera il turismo uno dei principali motori della crescita). Sebbene queste misure non siano direttamente di natura “fiscale”, incidono sul clima imprenditoriale: infrastrutture migliori riducono i costi di trasporto per le PMI; un turismo sviluppato porta più clienti alle imprese locali; i progetti energetici possono creare un mercato per le aziende produttrici di impianti solari, gli installatori, ecc. Pertanto, l’attenzione del PS allo “sviluppo economico sostenibile” mira a creare un ambiente in cui le imprese, comprese le piccole e medie imprese, trovino maggiori opportunità di crescita.

Cosa non promette il Partito Socialista

Vale la pena sottolineare che il Partito Socialista non ha promesso nuovi tagli fiscali, se non il proseguimento delle attuali politiche di sgravio a favore delle piccole imprese. Il suo approccio è maggiormente orientato al mantenimento della stabilità fiscale e della crescita economica attraverso gli investimenti e l’aumento del reddito della popolazione. Ciò riflette la convinzione che l’attuale sistema fiscale, con aliquote pari a zero per le piccole imprese e aliquote progressive per le persone fisiche, abbia dato i suoi frutti e debba essere mantenuto sulla strada giusta.

Le principali promesse del Partito Democratico (PD):

  • L'introduzione di un'imposta a aliquota unica al posto della tassazione progressiva: Una delle principali novità proposte dal PD è il ritorno all’imposta a aliquota unica. Il PD dichiara la propria filosofia come partito delle “basse tasse e dell’imposta a aliquota unica” sul reddito. Ciò significa che l’imposta sul reddito delle persone fisiche (compresi stipendi, utili d’impresa, ecc.) sarà unificata in un'unica aliquota per tutti, anziché essere progressiva (con aliquote diverse a seconda del reddito come avviene attualmente). Infatti, il PD ha proposto un'aliquota del 10% pari a imposta fissa per la maggior parte delle categorie, in linea con la politica fiscale “10%” attuata in passato (2008–2013). Nello specifico, l’imposta sugli utili delle società sarà ridotta da 15% a 10% nel primo anno. Allo stesso modo, si prevede che l’imposta sui salari e sul reddito delle persone fisiche venga unificata attorno a questa aliquota ridotta (non è ancora stato definito in via definitiva, ma tradizionalmente il PD ha applicato il 10% anche ai redditi delle persone fisiche). Secondo il PD, l’eliminazione della progressività rafforzerà la classe media e incoraggerà il lavoro, mentre la riduzione delle imposte- La riduzione dell’imposta sugli utili al 10% lascerà più denaro nelle mani degli imprenditori da reinvestire nelle loro attività. Si prevede che questa politica sarà accolta con favore dalle medie e grandi imprese che attualmente pagano il 15%, ma per le piccole imprese l’effetto diretto è limitato (poiché la maggior parte di esse rimarrebbe comunque al di sotto della soglia di imposizione anche se venisse applicato il nuovo regime, cfr. il punto successivo).
  • Imposta pari a zero fino a 18 milioni di lek

  • Sgravi fiscali radicali per le piccole imprese (aliquota zero fino a 18 milioni di lek): Il PD ha espresso un fermo impegno ad ampliare le misure di sostegno a favore delle PMI. Secondo i suoi rappresentanti, qualsiasi impresa con un fatturato annuo fino a 18 milioni di lekë sarebbe esente dall’IVA e dall’imposta sul reddito. Ciò rappresenterebbe un aumento significativo rispetto alle soglie attuali (10 milioni per l’IVA e circa 14 milioni per l’imposta sulle società). In pratica, il PD propone che le imprese di dimensioni leggermente superiori alle attuali “piccole” imprese siano considerate piccole ai fini fiscali: un’impresa con un fatturato di 15 o 17 milioni di lekë (circa 130.000-140.000 euro) sarebbe completamente esente dalle imposte se questo piano venisse attuato. Questa misura mira a dare respiro a una più ampia gamma di imprese, incoraggiandole a uscire dall’economia sommersa e a crescere senza oneri fiscali fino a quando non supereranno una soglia più elevata. Inoltre, il PD ha sottolineato che anche i liberi professionisti saranno esenti dalle imposte. Ciò include, ad esempio, artigiani, artisti, consulenti o liberi professionisti (dentisti, avvocati, ecc.) che operano con un NIPT personale. Attualmente, molti di loro sono tenuti a registrarsi ai fini IVA non appena superano i 10 milioni di lekë di fatturato o a pagare l’imposta sul reddito se sono lavoratori autonomi; il PD propone di esentarli anche da questi obblighi fino a quando il loro reddito annuo non scenda al di sotto dei 18 milioni di lekë. Esempio specifico: un negozio di abbigliamento con un fatturato annuo di 15 milioni di lekë attualmente paga l’IVA al 20% sulle vendite superiori a 10 milioni di lekë e, in linea di principio, pagherebbe l’imposta sulle società al 15% sul proprio utile (se non fosse esente ai sensi della normativa vigente fino a 14 milioni di lekë). In base al programma del PD, lo stesso negozio non pagherebbe nessuna di queste imposte, il che lo aiuterebbe a ridurre i prezzi o a investire nell’espansione. Naturalmente, una politica del genere ridurrebbe le entrate a breve termine nel bilancio dello Stato, ma il PD ritiene che questa perdita sarebbe compensata dall’aumento del numero di imprese e dalla formalizzazione di quelle esistenti (le imposte verrebbero riscosse quando queste imprese cresceranno). Questo impegno posiziona chiaramente il PD a favore delle piccole imprese, offrendo forse il più grande sgravio fiscale mai visto finora nei programmi elettorali albanesi.
  • Imposte settoriali e trasferimento di proprietà

  • Riduzioni fiscali in settori specifici: Oltre al quadro generale, il documento di programma affronta anche le imposte settoriali. Un esempio è la riduzione dell’imposta sui trasferimenti immobiliari (un’imposta versata al momento della vendita o dell’acquisto di un immobile, attualmente pari al 15 per cento della plusvalenza o, in alcuni casi, del valore di vendita). Il PD propone di ridurre questa imposta a soli 2% del valore per il settore edile e immobiliare. L’obiettivo è quello di stimolare il mercato immobiliare e l’edilizia riducendo i costi di transazione. I critici potrebbero interpretarla come una misura a favore dei promotori immobiliari, ma il PD sostiene che la riduzione dell’imposta rivitalizzerà il settore, aumenterà i volumi delle transazioni e, in ultima analisi, genererà un gettito maggiore rispetto all’attuale aliquota elevata (il principio “tassa bassa, base ampia”). Allo stesso modo, il PD parla di incentivi per promuovere il “Made in Albania”, il che implica politiche fiscali o sussidi a favore dei produttori nazionali per aumentare le esportazioni o sostituire le importazioni. Sebbene non vi siano dettagli completi, si possono ipotizzare riduzioni dei dazi doganali sulle materie prime, sgravi IVA sulle attrezzature di produzione o sovvenzioni per le imprese manifatturiere locali.
  • Il codice fiscale proposto dal PD

  • Codice fiscale e sostenibilità delle politiche: Un punto su cui il PD ha posto grande enfasi è la necessità di un nuovo “Codice fiscale”. L'idea è quella di definire un quadro giuridico stabile che stabilisca i principi fondamentali del sistema fiscale, in modo da evitare frequenti modifiche ad ogni bilancio annuale. “Proponiamo un codice fiscale che definisca le regole fondamentali in base alle quali operano le imprese, garantendo stabilità e prevedibilità alle aziende.”ha affermato uno dei vicepresidenti del PD. Ciò sarà accompagnato da un “accordo con il mondo imprenditoriale fin dal primo giorno” sul nuovo pacchetto fiscale, al fine di instaurare un clima di fiducia reciproca tra il nuovo governo e gli imprenditori. Tale codice includerebbe l'introduzione di un'imposta fissa, la ristrutturazione dell'IVA e di altri elementi fiscali, con l'obiettivo di eliminare esenzioni arbitrarie o trattamenti preferenziali che distorcono il mercato. Il PD critica il fatto che attualmente molti settori godano di esenzioni o riduzioni fiscali (ad esempio, alcune grandi imprese ricevono uno status speciale e non pagano tasse per 10 anni, oppure alcune società ottengono il rimborso dell'IVA, ecc.) e promette di abolire queste esenzioni clientelari. Con una flat tax, invece, la base dei contribuenti viene ampliata, ma tutti sono trattati allo stesso modo. Le imprese accolgono con favore l’idea di semplificare e unificare le regole, a condizione che non vengano improvvisamente gravate da nuove tasse. Il PD garantisce che la sua filosofia è quella delle “basse tasse” e che il nuovo codice fiscale istituzionalizzerà proprio questa filosofia a lungo termine.
  • Concorrenza leale e consultazione con le imprese

  • Competitività e consultazione delle imprese: Nella visione economica del PD, oltre alle tasse, è importante anche migliorare il clima competitivo nel Paese. Il PD afferma che combatterà il monopolio e gli abusi di mercato, creando condizioni di parità per tutte le imprese. Ha inoltre promesso che le consultazioni pubbliche sulla politica economica saranno significative, non meramente formali. In questo modo, le opinioni delle camere di commercio, delle associazioni imprenditoriali e degli imprenditori stessi saranno realmente prese in considerazione nella stesura delle leggi o delle riforme. Ciò fa seguito alle critiche secondo cui le leggi fiscali vengono spesso modificate senza un'ampia consultazione con i gruppi di interesse. Un governo del PD promette di porre fine a questa pratica istituzionalizzando un rapporto più trasparente e collaborativo con la comunità imprenditoriale. Ciò dovrebbe rafforzare la fiducia degli imprenditori e incoraggiarli a investire di più, certi che le politiche non saranno imprevedibili.

Nel complesso, il Partito Democratico sta presentando un programma più incisivo in materia di tagli fiscali e riforme a favore delle imprese. La sostanziale riduzione del carico fiscale mira a rilanciare l’economia lasciando più denaro nel settore privato, nella speranza che ciò generi occupazione e crescita. Tuttavia, il successo di queste misure deve essere valutato in base al loro impatto sul bilancio e alla possibilità di compensare le entrate perse dallo Stato. Per le piccole e medie imprese, le proposte del Partito Democratico sembrano particolarmente allettanti: meno tasse, meno regolamentazione, maggiore stabilità.

Cosa propongono gli altri attori politici?

Oltre al PS e al PD, anche partiti minori o nuove coalizioni hanno presentato le proprie proposte economiche, sebbene il loro obiettivo principale non sia necessariamente il clima imprenditoriale. La Coalizione Euro-Atlantica, una nuova forza politica in queste elezioni, ha posto l’accento sulle politiche a favore della famiglia e su una governance onesta. Il loro rappresentante ha dichiarato che intendono sovvenzionare le giovani coppie che acquistano la prima casa (finanziando 20.000 coppie) e fornire bonus per i figli nati (fino a 20.000 euro per il terzo figlio) oltre a misure anticorruzione come il “controllo dei politici”. Questa coalizione ammette infatti che “non possiamo promettere tagli alle tasse o una guerra alla corruzione” come i suoi principali rivali, ma si concentra sul welfare. In termini fiscali propone un approccio interessante: il pagamento delle imposte dovrebbe avvenire su base familiare anziché individuale, anche se non è ancora chiaro come ciò verrebbe attuato. In generale, i programmi dei partiti minori non prevedono cambiamenti fiscali drastici; molti di essi sostengono in linea di principio una bassa pressione fiscale e il sostegno alle imprese, ma non hanno proposto misure concrete come il PS o il PD. Ciò significa che la scelta tra le principali alternative economiche rimane in gran parte tra l’approccio del PS, improntato alla “continuità con stabilità”, e quello del PD, improntato al “cambiamento con tasse più basse”.

Le aspettative degli imprenditori dopo le elezioni del 2025

Alla luce delle promesse sopra citate, sorge spontanea una domanda: cosa si aspettano gli imprenditori e le piccole e medie imprese dal nuovo governo dopo il 2025? Sebbene ogni azienda abbia le proprie specificità, possiamo evidenziare alcune aspettative generali chiave spesso espresse dalla comunità imprenditoriale:

    Principali aspettative aziendali

  • Stabilità e prevedibilità fiscale: Questo è forse il requisito fondamentale per qualsiasi impresa. Gli imprenditori desiderano regole del gioco stabili e a lungo termine, in modo da poter pianificare i propri investimenti e la propria espansione con fiducia. Le frequenti oscillazioni delle leggi fiscali, come i ripetuti cambiamenti della soglia dell’IVA o l’introduzione e l’abolizione di nuove imposte da un giorno all’altro, generano incertezza e rendono le imprese riluttanti a prendere decisioni importanti. Per questo motivo, qualsiasi impegno a favore della stabilità è ben accetto. Sia il PS che il PD affrontano questo punto, ma in modi diversi: il PS promette status quo fino al 2029 (aliquota zero per i più piccoli e 15% per i più grandi, senza modifiche), mentre il PD promette un Codice fiscale il che garantirà stabilità al sistema ed eviterà frequenti oscillazioni. Entrambi gli approcci mirano a un unico obiettivo: dimostrare alle imprese che non dovranno affrontare sorprese ogni anno. Dal punto di vista del titolare di una piccola impresa, anche se le nuove politiche post-elettorali non gli garantiranno sgravi fiscali, la cosa più importante è che non vi siano shock imprevisti (ad esempio, aumenti dei contributi sociali, nuove tasse locali, oneri aggiuntivi) che potrebbero sconvolgere i suoi conti. In questo senso, la continuità promessa dal Partito Socialista garantisce che “se la tua attività sta andando bene ora, continuerà ad andare bene”, mentre il quadro normativo proposto dal Partito Democratico promette “un clima più chiaro a lungo termine, senza zigzag”. Entrambe le alternative rispondono alla principale preoccupazione espressa dagli imprenditori, “La sostenibilità fiscale… è stata praticamente inesistente.”come ha affermato l’imprenditore citato sopra. Dopo le elezioni, le imprese si aspettano che il nuovo governo (qualunque esso sia) onori questi impegni a favore della stabilità e non introduca cambiamenti immediati che potrebbero destabilizzarle. Ad esempio, se il PD dovesse salire al potere e introdurre l’imposta fissa 10%, ci si aspetta che ciò avvenga immediatamente e che poi non venga più modificata, in modo che le imprese possano adattarsi al nuovo sistema una volta per tutte. Se il PS venisse rieletto, ci si aspetta che lasci davvero inalterato l’attuale sistema, come promesso, e che persegua piani a lungo termine fino al 2030. La stabilità fiscale è il fondamento su cui le piccole imprese possono costruire i propri piani di crescita; senza di essa, qualsiasi pianificazione diventa un azzardo.
  • Aspettative nei confronti dell’amministrazione fiscale e delle verifiche fiscali

  • Un'amministrazione fiscale più accessibile e un'applicazione equa delle norme: Un'aspettativa significativa riguarda il modo in cui vengono applicate le leggi fiscali, non solo il loro contenuto. Troppo spesso le imprese (soprattutto quelle di piccole dimensioni) lamentano che le modalità di svolgimento delle ispezioni fiscali sono problematiche: ispezioni frequenti, multe salate anche per irregolarità minori o persino richieste informali di tangenti da parte di qualche ispettore senza scrupoli. Queste preoccupazioni incidono negativamente sul clima imprenditoriale, poiché il titolare di un negozio potrebbe temere di più le “spese impreviste” che potrebbero insorgere durante un controllo piuttosto che l’onere delle imposte ordinarie in sé. Dopo le elezioni, gli imprenditori si aspettano dall’amministrazione fiscale un approccio più educativo e collaborativo, piuttosto che punitivo. La promessa di “pace fiscale” da parte del PS risponde proprio a questa esigenza: l’eliminazione delle ispezioni di routine per un certo periodo. Se attuata, questa misura rassicurerebbe notevolmente le imprese, consentendo loro di concentrarsi sul proprio lavoro senza temere l’arrivo di un ispettore alla porta. D’altra parte, anche senza questa misura radicale, si prevede che l’ulteriore digitalizzazione (fatture elettroniche, dichiarazioni online) ridurrà il contatto diretto tra l’azienda e l’ispettore, limitando così le possibilità di abuso o di interpretazione soggettiva. Le imprese vogliono che le ispezioni fiscali siano eque, professionali e incentrate sulla consulenza piuttosto che sulle multe. Un'aspettativa concreta è che la nuova amministrazione fiscale (i nuovi dirigenti dopo le elezioni) si concentri sui grandi evasori e sul contrabbando, anziché preoccupare le piccole imprese per errori involontari. Un clima sereno di controlli significa che le imprese oneste non si sentono sotto pressione, mentre il settore informale è spinto a regolarizzarsi grazie a sistemi migliorati. Anche il PD, sebbene non abbia un’iniziativa specifica come la “pace fiscale”, con il suo codice fiscale e i tagli alle imposte mira automaticamente a ridurre l’incentivo all’evasione (quando le tasse sono basse e semplici, meno imprese sono tentate di eluderle). Ciò dovrebbe tradursi in una minore necessità di verifiche aggressive. In generale, gli imprenditori sperano che dopo le elezioni ci sia un “reset” nel rapporto con le autorità fiscali: un nuovo inizio in cui i funzionari del fisco trattino le imprese con rispetto come partner che contribuiscono all’economia, e le imprese rispondano presentando dichiarazioni accurate. Un esempio concreto: un piccolo ristorante a conduzione familiare preferirebbe ricevere consigli su come tenere una contabilità corretta, piuttosto che essere improvvisamente sanzionato per una fattura errata. Se la nuova politica consentisse all’ispettore di presentarsi come “mentore” anche solo una volta all’anno, invece che come “committente di multe” più volte, ciò sarebbe considerato un successo dalla comunità imprenditoriale.
  • Cosa si aspettano le imprese dagli incentivi fiscali?

  • Prosecuzione (ed estensione) degli incentivi fiscali: Poiché le piccole imprese beneficiano già di un’aliquota dell’imposta sulle società dello 0,1% e, in una certa misura, dell’esenzione dall’IVA, è naturale che si aspettino che tali agevolazioni continuino anche dopo le elezioni. Sarebbe uno shock per loro se, ad esempio, il nuovo governo decidesse di riportare le piccole imprese sotto il regime fiscale standard. Fortunatamente, entrambi i principali partiti promettono il contrario: mantenere, o addirittura ampliare, queste esenzioni. Il Partito Socialista ha chiarito che il regime fiscale a aliquota zero per le piccole imprese rimarrà invariato fino al 2029. Il Partito Democratico si spinge ancora oltre, promettendo di innalzare la soglia per le “piccole imprese” a un fatturato di 18 milioni di lekë. Ciò significa che gli imprenditori possono essere certi di non essere tassati finché la loro attività non raggiungerà dimensioni leggermente maggiori. Questa certezza li incoraggia a crescere; non temono che il superamento della soglia comporti immediatamente un pesante onere fiscale. Ad esempio, un piccolo produttore alimentare con un fatturato di 12 milioni di lekë oggi potrebbe esitare ad aumentare la propria capacità produttiva perché, una volta superati i 14 milioni di lekë, dovrebbe iniziare a pagare l’imposta sulle società; ma se la soglia sale a 18 milioni di lekë, avrà un po“ più di margine per espandersi senza essere tassato. L’aspettativa è che, qualunque governo salga al potere, almeno non peggiori le condizioni fiscali per le PMI, ma idealmente le migliori. Se il PD dovesse salire al potere, le piccole imprese si aspettano l’attuazione immediata della promessa di ”tassa zero fino a 18 milioni“; ciò motiverebbe molte di loro a dichiarare l’intero fatturato (poiché non temerebbero più le tasse) e aumenterebbe i loro profitti netti. Se il PS rimanesse al potere, si aspettano che la promessa mantenuta finora (tassa zero sul fatturato inferiore a 14 milioni di euro) continui e sia magari accompagnata da ulteriori misure di sostegno (ad esempio, il PS ha parlato anche di fondi e sovvenzioni per le start-up dei giovani, prestiti agevolati per le imprese innovative, ecc., nei suoi piani). Un altro aspetto riguarda le tasse e le tariffe locali; le imprese devono spesso pagare oneri comunali per l’insegna, l’uso dello spazio pubblico, la tassa sulle infrastrutture, ecc. Anche a questo proposito, ci si aspetta che il governo centrale collabori con le autorità locali per non gravare le piccole imprese con tariffe elevate che potrebbero danneggiarle. Alcuni comuni, ad esempio, hanno abolito la tassa sull’insegna per i piccoli negozi, il che rappresenta un aiuto modesto ma significativo. Gli imprenditori sperano che una filosofia ”a favore delle piccole imprese” sia presente a ogni livello del processo decisionale.
  • Le riforme strutturali in vista per le piccole imprese

  • Altre riforme strutturali a favore delle imprese: Oltre alle imposte, le piccole imprese attendono riforme volte a semplificare e migliorare il contesto in cui operano. Ciò comprende un’ampia gamma di misure, quali: la semplificazione delle procedure amministrative, la riduzione della burocrazia per il rilascio di licenze e permessi, il miglioramento del sistema giudiziario (ad esempio, la rapida risoluzione delle controversie commerciali e delle controversie con le parti o con lo Stato), la lotta alla corruzione (affinché i fondi pubblici siano destinati a progetti di qualità e non finiscano nelle tasche sbagliate, e affinché la concorrenza nelle gare d’appalto o sul mercato sia equa), ecc. A questo proposito, la Camera di Commercio Americana ha raccomandato sette pilastri fondamentali per un’economia più competitiva, che comprendono precisamente: il rafforzamento del clima degli investimenti e del quadro normativo, la lotta alla corruzione e l’aumento della trasparenza, consultazioni efficaci con il mondo imprenditoriale, un sistema fiscale moderno, gli investimenti nel capitale umano, lo sviluppo del turismo sostenibile e la modernizzazione del sistema sanitario. Queste priorità dimostrano che il miglioramento del clima imprenditoriale non si limita alla fiscalità, ma comporta anche riforme delle istituzioni e di altri settori. Gli imprenditori albanesi si aspettano il proseguimento di riforme quali la creazione di sportelli unici (ad esempio, il Centro Nazionale per le Imprese offre già servizi di registrazione unificati), il miglioramento delle infrastrutture digitali (Internet, servizi online della pubblica amministrazione), il sostegno al miglioramento delle competenze della forza lavoro (poiché trovare dipendenti qualificati sta diventando una sfida a causa dell’emigrazione giovanile) e politiche di incentivazione per il finanziamento delle PMI (garanzie sui prestiti, fondi di sviluppo, ecc.). Alcuni di questi ambiti non dipendono direttamente dalle elezioni, ma il clima politico generale dopo le elezioni li influenzerà comunque. In sostanza, le imprese vogliono un governo che le ascolti e comprenda le loro sfide concrete, che si tratti di un panettiere in cerca di un permesso di costruzione per ampliare il proprio panificio o di una start-up tecnologica alla ricerca di investitori e di una sede. L’aspettativa è quella di un dialogo continuo tra settore pubblico e privato, in cui le politiche economiche vengano elaborate tenendo conto dell’impatto reale sulle imprese di tutte le dimensioni. Ciò contribuirebbe a creare un clima più prevedibile, stabile e incoraggiante per l’imprenditoria.

Conclusioni

Le elezioni parlamentari del 2025 sono ampiamente considerate un momento cruciale che potrebbe determinare l'orientamento economico dell'Albania per gli anni a venire. Le piccole e medie imprese, in quanto colonna portante dell'economia nazionale, hanno molto da perdere dall'esito di queste elezioni. L'analisi di cui sopra mostra che, nonostante le differenze politiche, esiste un consenso generale sull'importanza di sostenere le PMI: tutti i partiti concordano sul fatto che un clima imprenditoriale favorevole per queste imprese sia essenziale per la crescita economica, l'occupazione e il benessere generale.

Da un lato, il Partito Socialista offre continuità e stabilità, assicurando alle imprese che non ci saranno shock fiscali e che le attuali politiche (basse imposte per le piccole imprese, investimenti pubblici) proseguiranno. Proposte come la “pace fiscale” dimostrano la volontà di sperimentare un approccio favorevole alle imprese, il che potrebbe rendere l’amministrazione più un partner che un avversario per il mondo imprenditoriale. D’altro canto, il Partito Democratico propone cambiamento e tagli fiscali, promettendo un regime fiscale nuovo, più semplice e più favorevole alle imprese (soprattutto per le piccole imprese), con l’obiettivo di rivitalizzare l’economia attraverso il libero mercato. Si prevede che questo approccio riscuota il favore di molti imprenditori, ma è anche accompagnato dall’aspettativa che tale riforma venga attuata con cautela per evitare confusione o incertezza temporanea.

Cosa cercherà l'imprenditore dopo l'11 maggio 2025?

Per l’imprenditore albanese medio, l’obiettivo principale è che, dopo l’11 maggio 2025, vi sia un contesto in cui poter svolgere la propria attività con regole chiare, tasse accessibili e sostegno istituzionale quando necessario. Vuole vedere le promesse elettorali trasformate in azioni concrete: se gli è stata promessa l’esenzione fiscale, vuole che ciò si rifletta nella nuova legge; se gli è stato promesso che non sarà infastidito da ispezioni, vuole percepire il cambiamento nella pratica. Allo stesso modo, le imprese sperano che l’attenzione all’economia non si esaurisca il giorno delle elezioni, ma prosegua con consultazioni regolari con loro in fase di elaborazione delle politiche. Esempi concreti del passato ci ricordano che le campagne elettorali hanno spesso portato a modifiche frammentarie della legislazione (approvate alla vigilia di Capodanno, ecc.); questa volta ci si aspetta il contrario: trasparenza e pianificazione.

Conclusioni sul clima imprenditoriale

In conclusione, si può affermare che il clima imprenditoriale in Albania nei prossimi anni dipenderà non solo dal partito che vincerà le elezioni, ma anche dal dialogo e dalla cooperazione che intratterrà con la comunità imprenditoriale. Le piccole e medie imprese hanno chiaramente espresso le loro esigenze: stabilità, riduzione delle barriere, finanziamenti e trattamento equo. Spetterà al nuovo governo rispondere a queste esigenze. Se le riforme promesse verranno attuate con successo, l’Albania potrebbe ritrovarsi con un’economia più formalizzata, in cui le fiorenti PMI passeranno da piccole a medie e da medie a grandi, creando posti di lavoro e prosperità. Qualunque sia l’esito, gli imprenditori seguiranno da vicino gli sviluppi con il fiato sospeso, sperando che il 2025 segni l’inizio di una nuova era, più favorevole per fare impresa in Albania.

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Informazioni sull'autore

Andi Haxhillari è un economista e fondatore di AlProfit Consult, uno studio di consulenza contabile, fiscale e di gestione finanziaria con sede a Tirana, fondato nel 2015. È titolare del titolo professionale di Dottore Commercialista, certificato n. 359, rilasciato dall’Autorità di Certificazione del Ministero delle Finanze il 4 luglio 2012. Ha conseguito la laurea magistrale in Contabilità e il titolo di Economista Generale presso la Facoltà di Economia dell’Università di Tirana. Da oltre dieci anni lavora come consulente economico esterno per le piccole e medie imprese in Albania.

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